

“La morte non può essere dignitosa… dignitosa deve essere la vita”
Piergiorgio Welby è nato a Roma il 26 Dicembre 1945. All’età di 16 anni venne colpito da una forma progressiva di distrofia muscolare. Negli anni ’60, per alleviare la sofferenza, iniziò a fare uso di droghe e si dilettò nella pittura e nella scrittura. Negli anni ’80 le sue condizioni peggiorarono e fu costretto a disintossicarsi dalla droga. Questo gli causò la perdita totale dell’uso delle gambe. A metà degli anni ’90 la malattia precipitò e i medici lo attaccarono per sempre ad un respiratore automatico.
Nel 2002 aprì un forum per far conoscere la sua situazione e chiedendo a gran voce l’eutanasia. Questo scatenò in Italia un dibattito sulle questioni di fine vita e sui rapporti tra legge e libertà.
Nel 2005 scrisse un libro “Lasciatemi morire” dove cercò di spiegare le ragioni della sua battaglia, il diritto di porre fine alla propria esistenza per i malati terminali. Lasciò qui il suo testamento che affermava:
“Vorrei che i sogni perduti o abbandonati al mattino vicino al dentifricio, o quelli traditi per vigliaccheria o per calcolo cinico o per timore degli altri, ritrovassero la strada e rimanessero al mio fianco per farmi compagnia. E vorrei morire all’alba insieme a loro”.
Il 21 Settembre 2006, Welby, inviò una lettera a Giorgio Napolitano, chiedendo il riconoscimento del diritto all’eutanasia.
“La giornata inizia con l’allarme del ventilatore polmonare mentre viene cambiato il filtro umidificatore e il catheter mounth, trascorre con il sottofondo della radio, tra frequenti aspirazioni delle secrezioni tracheali, monitoraggio dei parametri ossimetrici, pulizie personali, medicazioni, bevute di pulmocare (…) Io amo la vita, Presidente. Vita è la donna che ti ama, il vento tra i capelli, il sole sul viso, la passeggiata notturna con un amico. Vita è anche la donna che ti lascia, una giornata di pioggia, l’amico che ti delude. Io non sono né un malinconico né un maniaco depresso…morire mi fa orrore, purtroppo ciò che mi è rimasto non è più vita…è solo un testardo e insensato accanimento nel mantenere attive delle funzioni biologiche. Il mio corpo non è più mio…è lì, squadernato davanti a medici, assistenti, parenti (…) La morte non può essere “dignitosa”; dignitosa, ovvero decorosa, dovrebbe essere la vita, in special modo quando si va affievolendo a causa della vecchiaia o delle malattie incurabili e inguaribili. La morte è altro. Definire la morte per eutanasia “dignitosa” è un modo di negare la tragicità del morire (…) Sua Santità, Benedetto XVI, ha detto che ”di fronte alla pretesa, che spesso affiora, di eliminare la sofferenza, ricorrendo perfino all’eutanasia, occorre ribadire la dignità inviolabile della vita umana, dal concepimento al suo termine naturale”. Ma che cosa c’è di “naturale” in una sala di rianimazione? Che cosa c’è di naturale in un buco nella pancia e in una pompa che la riempie di grassi e proteine? Che cosa c’è di naturale in uno squarcio nella trachea e in una pompa che soffia l’aria nei polmoni? che cosa c’è di naturale in un corpo tenuto biologicamente in funzione con l’ausilio di respiratori artificiali, alimentazione artificiale, idratazione artificiale, svuotamento intestinale artificiale, morte – artificialmente – rimandata? Io credo che si possa, per ragioni di fede o di potere, giocare con le parole, ma non credo che per le stesse ragioni si possa “giocare” con la vita e il dolore altrui (…).”
Il 20 Dicembre 2006, secondo la sua volontà, Welby è morto aiutato da un medico anestesista che, dopo averlo sedato, gli ha staccato il respiratore. Su di lui si era aperta un’indagine, ma nel febbraio 2007 l’Ordine dei medici di Cremona ha riconosciuto che il dottore ha agito nella piena legittimità del comportamento etico e professionale, chiudendo la procedura aperta nei suoi confronti.
Welby ha trovato così la sua libertà, quella per cui ha sempre lottato. È giusto ricordarlo perché nel suo ricordo si possa trovare la speranza di non vedere più persone, come lui, costrette ad una vita che non è più tale.
Qui il sito per chi fosse interessato a leggere la lettera integrale.










“Non si dovrà mai perdonare al cristianesimo di aver abusato della debolezza del morente per violentarne la coscienza, e del modo stesso in cui si muore per dare giudizi di valore sull’uomo e sul suo passato!”
Friedrich Nietzsche