
In piedi, la mano destra aperta e poggiata su un lampione, l’altro braccio rilassato lungo il fianco, capelli folti e pettinati indietro che lasciano scoperta una fronte piena di rughe, un gran bel paio di baffi. Eccolo qua, Salvo Montalbano. In bronzo. Sì, perché questa è la statua del commissario di Vigata, e non certo quello che siamo ormai abituati a vedere in televisione. La statua, a Porto Empedocle, è stata inaugurata il 23 maggio 2009, nella tarda mattina. È stato proprio Andrea Camilleri, padre del commissario, a scoprirla.
E Camilleri, dopo aver tirato via il telo azzurro che la ricopriva, ha detto: «Molto carina, molto bella. Mi piace. È un Montalbano possibile». La statua, in bronzo, è stata eseguita dallo scultore Giuseppe Agnello sotto commissione del sindaco Calogero Firetto, e collocata sul marciapiede di via Roma, proprio in centro; lo scultore ha realizzato, anni fa, anche la statua di Leonardo Sciascia, che passeggia su un marciapiede fumando una sigaretta, collocata nella sua città natia, Racalmuto, sotto richiesta del sindaco Salvatore Petrotto. E a Porto Empedocle, poco distante dalla statua di Montalbano, su di un piedistallo, c’è un’altra statua. Di Pirandello.
Finalmente uno tra i personaggi letterari più amati degli ultimi anni, forse il più celebre, e il più grande, ha raggiunto la consacrazione. Però non tutti sono stati felici, mentre il telo azzurro, tirato dalla mano di Camilleri, scendeva lento e morbido sulla superficie bronzea rivelando la faccia del commissario. Perché è questo il problema. Come è fatto il vero Montalbano? La domanda delle domande dei lettori di Camilleri. Già quel “vero” crea dei problemi. Mica ce n’è più di uno, di Montalbano: quello che intendono i lettori, con la domanda, è il riferimento al commissario personaggio dei romanzi e non al famoso, quasi in tutto il mondo, Zingaretti che dà volto al commissario per la televisione. La faccia di Zingaretti puoi vederla, senza troppi sforzi; quella di Salvo Montalbano la vedi nelle parole di Camilleri.
E allora l’unico che può fugare i dubbi è lo scrittore. «Io lo so com’è fatto il mio Montalbano, non perché ne abbia disegnato i tratti scrivendolo, ma perché mi è capitato d’incontrarlo in carne e ossa. Naturalmente non si chiamava Montalbano e non faceva il poliziotto.» Circa dieci anni fa, nella primavera del 1998, Camilleri fu invitato all’Università di Cagliari, dal professor Giuseppe Marci, per un incontro con gli studenti che avevano che avevano seguito un corso dedicato al Birraio di Preston. Non si erano mai incontrati, lo scrittore e il professore. Per riconoscersi, il professore avrebbe aspettato Camilleri, all’aeroporto, tenendo in mano una copia del Birraio di Preston. «Fu così che incontrai Salvo Montalbano all’aeroporto di Cagliari con un mio romanzo sottobraccio.» La somiglianza era impressionante, e la vista di Giuseppe Marci rese unica, nella mente di Camilleri, l’immagine del commissario che fino a quel momento era ancora mancante di alcuni dettagli.
Quando, poco tempo dopo, si cominciò a pensare alla serie televisiva dei romanzi di Camilleri, vennero chieste delucidazioni allo scrittore sull’aspetto fisico di Montalbano. Ovviamente Camilleri non fece altro che chiedere al professore di inviare alcune su fotografie. Purtroppo non fu trovato nessuno. E allora Salvo Montalbano, commissario di Vigata, cambiò faccia. E divenne, nell’immaginario di lettori e telespettatori, Luca Zingaretti.
Ora Montalbano ha di nuovo la faccia che gli appartiene. Basta andare a Porto Empedocle, passeggiare per le strade e raggiungere la via principale. Salvo Montalbano sta lì, immerso tra la folla e appoggiato a un lampione. Viene naturalmente da chiedersi: adesso che c’è la statua, qualcuno avrà ancora da ridire sul suo aspetto? Sì. In molti diranno che non assomiglia a Montalbano e altri diranno che gli somiglia.
È così, inutile opporsi. Ogni lettore si crea un proprio Montalbano. Perché come ogni personaggio letterario, Salvo Montalbano, commissario di Vigata, è, proprio come Vitangelo Moscarda, e come ogni uomo nel mondo, una cosa sola.
Uno, nessuno e centomila.










Gran bell’articolo.
Grande Montalbano!