“…è proprio come un bambino, ma più peloso…”
Era dai tempi di Beethoven (con i vari seguiti, orribili) che non si vedeva nelle sale un film su un cane. Seppure, e possiamo dirlo con estrema certezza, di recente il cinema (specialmente quello italiano) ha mandato in video attori piuttosto cani, anziché cani attori, è la prima volta da tanti anni che i cinefili si recano al cinema insieme ai cinofili.
Io e Marley è tratto dall’autobiografia del noto giornalista statunitense John Grogan. Un libro che è ben presto divenuto un Best Seller, vendendo in tutto tre milioni di copie. Un bottino niente male per un’autobiografia. Specialmente se si pensa alla storia come la classica storiella di un cane, il suo padrone e le sue marachelle.
David Frankel (il regista de Il Diavolo veste Prada) trasforma il best seller in pellicola. Owen Wilson interpreta il ruolo del protagonista, non di Marley, ma di quell’ “io”, il giornalista John Grogan. Al suo fianco Jennifer Aniston la moglie Jenny, anch’essa giornalista. La storia è facilmente deducibile dal titolo: Io e Marley, Marley e me. La storia della vita di un cane, un Labrador tanto indemoniato quanto adorabile, e i suoi padroni John e Jenny. La coppia, per imparare a fare i genitori, decide di prendere un cucciolo di cane. Lo chiameranno Marley, in onore di Bob Marley. Da quel momento in poi, è un classico, la loro vita si modifica in base alle esigenze del cane: una storia semplice, dal tono leggero ma che non cade mai nel banale.
Io e Marley è la storia di un’amicizia. La più naturale e genuina amicizia che è quella che lega un uomo al suo cane. La vita del padrone intrecciata a quella del cucciolo, dapprima, poi del cane adulto, per giungere alla fine. Inevitabilmente alla fine. Senza cadere troppo nel retorico, il film (e presuppongo anche il libro) rivela di aver colto in pieno cosa significa mettere in scena quel nonsisaché che rende veramente il cane il miglior amico dell’uomo. E che, forse, solo attraverso una pellicola senza troppe pretese si può capire.
Dedicato a tutti quelli che non credono nell’amore.









