
Sarà che sono un tremendo rompi palle. Sarà che studio per far sì che questo mondo abbia un pirla in meno in giro. Sarà che ci tengo che la mia lingua rimanga la più bella del mondo. Sarà che ho paura che Dante e Bembo si rivoltino nella tomba. Sarà il caffè. Ma io ne ho veramente i testicoli stracolmi di questa neo-lingua (pseudo bimbominkiese) che gira sul web. E non solo, ahimè.
Non ho la speranza che tutti i ragazzini imparino il corretto utilizzo del congiuntivo e del condizionale. Ma almeno il presente. Magari il verbo avere. La famosa “mutina” che le nostre maestre elementari ci hanno inculcato nella testa già dall’età di sei anni. Non c’è bisogno dell’accademia della Crusca per inorridirsi dinanzi a orrori grammaticali mortali quali: “chi a stato?” (puntualmente evoluto in “ki a stato?”), basterebbe un po’ di buon senso di appartenenza a una zona geografica che ha dato i natali a centinaia e centinaia di letterati che, prima di parrucconi e cervelloni europei, hanno creato la letteratura mondiale e curato lo sviluppo dal latino delle lingue.
Il disgusto nasce, spesso e volentieri, viaggiando su quell’agglomerato di voglia di emersione misto a frustrazione giovanile post-nerd chiamato Facebook. Un giorno farò un esame accurato su questo “congegno infernale”, ma non è ora il momento. Centinaia di migliaia di gruppi vengono creati mensilmente. Il più dei quali inutili. La maggioranza, se non tutti, appartenente alla categoria “quelli che…” puntualmente trasformato in “quelli ke…” e nella nuova evoluzione in “kuelli ke”.
Da questo si evince che la lingua bimbominkiese ha trasformato ogni occlusiva velare sorda (la C di Casa, la C di Comò, la C di Culla, e pure la variante CH di CHiesa, e di Chioccia) in una K grafica. Da qui: Kasa, Komò, Kulla, Kiesa, e Kioccia. In principio tutta la colpa fu della CH. Come si sa, scrivere in un sms due lettere come C e H era troppo faticoso. E quindi vennero sintetizzate con una K. Poi, per chissà quale strano evento la K viene esportata anche alla C di Casa. Kasa, oibò. Disgustoso.
Come se non bastasse, la K prende il posto della Q. Quadro diventa Kuadro. In una vomitevole somiglianza con parole semi-tedesche (anche se il tedesco è assurdo, schifezze del genere non le vorrebbe mai) e neozelandese. Non solo ma, visto che il bimbominkia correggiuto (che attualmente corrisponde al 75% dei ragazzi da 11 a 17 anni) non conosce l’itaGLiano, figuriamoci se conosce le lingue straniere. Ed ecco che parole come Kiss (corretto) e parole come Can’t (corretto) cominciano a condividere la stessa consonante iniziale. Kiss (inglese) & Kan’t (che non è il filosofo, ma un neologismo vergognosamente accettato dal bimbominkia).
Tutto diventa più breve. Ai miei tempi (dieci anni fa, circa) si cominciò col “comunque” che divenne cmq. E poi divenne kmq (che può sembrare chilometri quadrati, ma non lo è). Poi si cominciò col “come” che divenne cm, poi km, di conseguenza al cmq. E poi arrivò il msg al posto di “messaggio”, qnd al posto di “quando”, t al posto di “ti”, m al posto di “mi”. E poi i puntini di sospensione. Da tre divennero trecentoventisei (o trcvnsei). E poi da lì il delirio. Delirio cacofonico.
Il congiuntivo scompare. Il condizionale non viene neanche preso in considerazione. Figuriamoci i trapassati remoti, i passati remoti, i futuri anteriori. No. Il bimbominkiese non li contempla. Lo so è riduttivo, ma non sono un filologo della lingua bimbominkiese, e soprattutto non voglio diventarlo.
Una frase “se ti aspetti che io vada a fare i compiti, hai fatto male” diventa “se ti aspetti che io vadi a fare i compiti ai fatto male”. Per poi evolversi in tempi non sospetti in “se ti asp ke io vadi a fare i compiti, ai ftt male”. E poi concludere in qualcosa del genere: “se t asp ke io vadi a fa i kompiti, ai ftt male”.
Fino a giungere al 15 luglio 2009. Oggi su Facebook mi è arrivato l’invito ad iscrivermi a questo gruppo: “x tutti kuelli che piacciano le krep con nutella”. E mi ha fatto male il fegato.Studiare non fa mai male. Specialmente quando è gratis e non serve grande impegno. E questo, noi studenti (lo siamo tutti, anche se non ci credete) lo sappiamo bene. Basta poco per migliorarsi un po’. Per non passare il limite del disgustoso. Per poter articolare un discorso di senso (e non senZo) compiuto anche dalla bocca. Purtroppo (e non puLtroppo, pirla) non tutti pensano che possa fare altro che bene.
E studiare fa bene. Sia che si studi un testo di Ariosto, sia uno studio di un Coso che serve per bruciare Cose. Nell’attesa di lumi, rinnovo i miei complimenti a uno che è arrivato in fondo, a cui dedico questo finale di articolo. E cambiamo il nome della sua rubrica “La parola all’esperto” con “La parola al dott. Ing.”
Complimenti IlCorso.










Grazie!
P.S.: c’era una vocina che mi diceva di leggere subito questo post e in realtà non capivo perchè…. poi sono arrivato in fondo all’articolo e ho capito…
Complimenti IlCorso!
Al fin vittoria…
E senza contare tutte le facce e le faccine e le faccette (non certo quelle nere, sia chiaro) che hanno completamente stravolto il modo di intendere ed esprimere la comunicazione nell’era digitale di internet.
Ci vuole un traduttore, decifrare quei messaggi è una tortura per il cervello.
‘x tutti kuelli che piacciano le krep con nutella’
Ahahahahahahahahah.
No, davvero, mi inchino.