
«Se la libertà è divenuto tema di dibattito continuo, quasi ossessivo in Italia vuole dire che qualcosa non funziona. Verità e potere non coincidono mai e quello che sta accadendo in questi giorni lo dimostra. Ci sono lezioni che non si imparano, disastri naturali che si ripetono come se la storia non ci avesse insegnato nulla e sacrifici di persone che hanno lottato per rendere questo Paese migliore che vengono dimenticati se non ignorati o peggio insultati. Qualcosa non funziona perché non si vuole capire quello che è accaduto e che quello che avviene tutti i giorni: non si racconta il presente, non si analizza il passato, tutto diventa polemica, dibattito sterile; tutto si avvita in un turbine di gelosie e di guerre tra bande.»
Inizia così la lettera di Roberto Saviano. È una lettera all’Italia. Una lettera a un’Italia che sta perdendo se stessa inseguendo, eccitata e impazzita come una falena, chissà quale luce in questo buio di crisi mondiale. Una Italia che recita se stessa. Una Italia misera. E infelice.
«Alla gente in Italia non interessa la libertà di stampa, non si preoccupa per il fatto che sia stata offuscata e minacciata da quello che sta accadendo: la libertà di stampa non è importante perché non la si considera necessaria e utile al proprio quotidiano. Non capiscono quello che stanno rischiando, quanto possono perdere. Se ne accorgeranno solo quando riusciranno a vedere con occhi diversi e comprenderanno che oggi sulla maggioranza dei media la vita non viene raccontata ma rappresentata. Ricostruita secondo luci e dinamiche che la rendono finta. Verosimile ma lontana dal reale: come quelle foto ritoccate al computer per cancellare le imperfezioni, far sparire le rughe, il peso del tempo e gli acciacchi del divenire fino a rendere un’immagine diversa delle persone che così rinunciano persino a specchiarsi. Ci viene raccontata un’Italia allegra, il Paese del bel mangiare e delle belle donne. Ci viene imposto il modello di un Paese spensierato, in fila per partecipare alla fortuna milionaria delle lotterie e per vincere un posto in un reality show. Ma l’Italia oggi è profondamente infelice e triste. Vive nella cattiveria di una guerra per bande generalizzata, di un sistema animato dalle invidie. E la nostra percezione è così lontana dalla realtà da impedirci anche di renderci conto dell’infelicità.»
Quando l’uomo non ha più la percezione di ciò che ha intorno, tutto perde di significato. Come combattere e sconfiggere questa pericolosa situazione? «Questo si combatte solo raccontando quello che non va, perché solo raccontando la realtà di quest’Italia arida si potrà sconfiggere l’infelicità: la libertà di stampa è utile per essere felici. L’assenza di serenità ci porta a rinunciare alla libertà di stampa. Sapere che la replica al proprio lavoro non sarà una critica, ma un’offesa o un attentato alla sfera privata spinge ad autocensurarsi, convince a non attaccare qualunque autorità, rende schiavi di ogni potere.»
C’è bisogno di raccontare la realtà, di dire le cose, di non lasciare che rimangano inascoltate; c’è la necessità di cambiare questo clima di intimidazione e crudeltà, di ipocrisia e parole vuote e urlate al vento. Accettare le divisioni e le rivalità come una competizione genuina, vera, che la politica da anni ha dimenticato. Bisogna ricominciare, davvero. Ricominciare a raccontare l’Italia, quella reale, quella della gente. L’Italia degli Italiani.
«Raccontare la realtà non significa infangare il proprio Paese: significa amarlo, significa credere nella libertà. Raccontare è l’unico dannato modo per iniziare a cambiare le cose.»










Davvero una bella lettera quella di Saviano. Speravo che l’avessi letta in modo da poterla raccontare a chiunque sul nostro blog.
Commovente. Sono orgoglioso di parlare la stessa lingua di quest’uomo.
Sì, una bella lettera quella di Saviano. Ho deciso di mettere qui soltanto degli stralci (quelli in corsivo e in grassetto) perché la lettera è abbastanza lunga. Purtroppo sul sito di Saviano non compare la lettera: di solito i suoi scritti, dopo ogni pubblicazione su giornali o altro, vengono inseriti. Forse è solo questione di tempo.
Comunque per chi non avesse il numero dell’Espresso sul sito del settimanale è possibile leggerne degli estratti. Per chi volesse aggiungere a quanto sopra, può trovarli qui: http://espresso.repubblica.it/dettaglio/lettera-allitalia-infelice/2112228&ref=hpsp
Formidabile fotografia di un’Italia ripiegata su sè stessa.Tante,troppe cose dovrebbero cambiare per indurla a raddrizzarsi.In questo periodo sono poco incline all’ottimismo e credo che se la situazione é questa é perchè questa é l’Italia, un’Italia che perde,giorno dopo giorno,la sua coscienza di popolo,di nazione,elevando a valore preminente,come dice Saviano,il proprio utile quotidiano.Per cui chi se ne frega della libertà di stampa…che dicano pure ciò che vogliono,mettano il bavaglio a chi gli dà fastidio e quindi,ragionando così, si facciano pure le leggi che gli fanno più comodo,si comportino pure da padroni,rubino,complottino,basta che mi lascino tranquillo nel mio orticello,tanto più che qualcuna di quelle leggi mi fà pure comodo!!Perdonatemi se forse ho un tantino allargato il discorso,ma,come avrete capito,sono un pò sul depresso.Spero di ritrovare presto la voglia di lottare per far cambiare le cose,per adesso…in bocca al lupo a tutti,grazie,Francesco