
“Non mi accontento del secondo posto” tuonava John Elkann uno che di calcio c’ha sempre capito almeno quanto Berlusconi capisce di politica.
Mentre guardavo la Juventus affondare sotto i colpi di Hamsik e di Datolo, che per l’occasione è sembrato un giocatore di calcio per davvero, mi è venuto in mente Ranieri. Ma per un attimo mi è sembrato di rimpiangerlo. Non che Ranieri sia il massimo a cui una squadra può aspirare. Un allenatore incolore, democristiano oserei dire, con poche doti eccellenti. Un allenatore all’inglese ma che non ha niente a che vedere con un Wenger, un Ferguson, o un Benitez. Ma la nostalgia è durata un attimo.
Affidare la panchina di una squadra come la Juve a un allenatore che non ha mai allenato e come dare in mano una pistola carica a un leghista in un bar di Caltanissetta. Per carità, grande comunicatore. Bella la psicologia della “mentalità vincente Juve”. Ma non si dovrebbe essere un grande allenatore con un minimo di Palmares alle spalle per allenare una squadra che punta ad allarga il proprio palmares?
Gli errori si pagano sempre. Una verità nel calcio. Come nella vita. E così è avvenuto contro il Napoli. Camoranesi uscente con un taglio in testa viene sostituito da Tiago. Uno che il campo lo vede poco, e forse è un bene, e che soprattutto è un centrocampista centrale. Viene schierato, viste le sue non doti da trequartista, a destra nel trio di trequartisti, insieme a Diego e Giovinco. E rimane in quella posizione fino in fondo. Poi c’è Poulsen, uno che il campo dovrebbe vederlo solo affacciato da un oblò che sorvola la Maremma toscana, qui nella squadra di Ferrara è una pedina irrinunciabile. Un tempo c’era Molinaro, ora c’è Grosso. E le cose cambiano poco, considerando che Grosso è un difensore che non difende, un terzino che non spinge, ma soprattutto non è in grado di battere le punizioni.
Il Napoli della cura Mazzarri non è una grande squadra. Se escludiamo alcuni pezzi da novanta come Hamsik e Quagliarella, e il sopravvalutato Lavezzi, troviamo una squadra con tanti giocatori mediocri (emblematica la partita di Contini). Ma non importa, presi dall’entusiasmo per aver battuto la Juve, adesso puntano alla Champions. Ridere è concesso.
Sette punti sono già un’infinità. E segnano un record. L’Inter, seppur senza Ibra, pare ancora più forte dell’anno scorso. Il Milan sempre più floscio. La Roma è un ciclo finito. E la Juve che da dopo Calciopoli ha speso tanto, ma non è mai riuscita ad avere un allenatore. Non un allenatore decente. Un allenatore. Basterebbe.









