
«Non dobbiamo mai essere inferiori a quello che siamo.»
Bremen era stato chiaro: non usare la Pietra Nera degli Elfi. Quando la troverai non pensare di usarla, non usarla per nessuna ragione, neppure se sarai minacciato: la sua magia è abbastanza forte da poter compiere qualsiasi cosa, ma è pericolosa: ogni magia richiede un prezzo per il suo impiego, e il prezzo per l’uso della Pietra Nera è troppo alto. Il tuo compito consiste nel recuperarla e portarla a me. Solo questo. Non la useremo. Dobbiamo solo impedire che il Signore degli Inganni se ne impossessi. Ricordalo Tay, ricordalo.
Tay aveva bene in mente le parole di Bremen. Il vecchio druido contava su di lui, sapeva di potersi fidare. Nei suoi primi anni a Paranor, Tay era rimasto affascinato da Bremen, dal suo carisma, dalla sua conoscenza: sotto la sua guida si era avvicinato alla magia, indirizzando e proseguendo poi i suoi studi al controllo e al dominio delle forze elementali, forse primarie, generatrici del mondo. Bremen era stato importante per lui. E anche quando se ne era andato, anni dopo, non lo aveva dimenticato. Ma solo Tay e pochi altri druidi credevano nel vecchio Bremen, gli altri si dividevano tra l’odio e il disprezzo.
La missione di Tay era complicata: tornare alle Terre dell’Ovest, dire agli Elfi di quanto accaduto ai Druidi e a Paranor, informarli della minaccia di Brona, convincere re Ballindarroch a inviare l’esercito nell’Est in aiuto ai Nani, allestire una spedizione per la cerca della Pietra.
Non sarebbe stato facile, le difficoltà erano molte. E il tempo scarso.
Tay se ne era andato da Arborlon quindici anni prima. Quindici anni lontano da casa. Dalla sua ultima visita nelle Terre dell’Ovest erano passati cinque anni. E ora tornava perché aveva una missione, non per il desiderio di rivedere persone care. Ma Tay non si sentiva più a casa, la prolungata lontananza, una vita completamente diversa da quella di tutti i suoi amici, la solitudine e la determinazione degli studi magici lo avevano profondamente cambiato. Quando manchi da troppo tempo nella casa dove sei cresciuto significa che la tua vita ne ha trovata un’altra, una casa che hai cercato, che volevi con tutto te stesso: una casa, e una vita, che giorno dopo giorno ti ha reso estranea, o quasi, quella in cui sei nato. Ma anche Paranor non c’era più.
Tay torna ad Arborlon. Quando rivede Jerle è come se si fossero separati la sera prima, come se non si fossero mai allontanati: è una gioia, e una festa, un’amicizia così. Perché Tay e Jerle non sono amici, e neppure fratelli. Tay e Jerle sono due parti della stessa persona, due metà perfettamente unite, una dentro l’altra, una fusa nell’altra, così uniti che non capisci dove finisce uno e inizia l’altro. Neanche loro se ne rendono conto. Rivede i genitori, il fratello, Kira. E Preia. Ma la felicità del ritorno dura poco, la missione affidatagli deve avere la precedenza. Insieme a Jerle, come quando erano ragazzini, fanno tutto il possibile per realizzare quanto chiesto da Bremen. Tutto riesce: convincono re Ballindarroch. Ma il Signore degli Inganni non sta certo a guardare, i suoi uomini sono ovunque, nelle Quattro Terre, a portare avanti la sua causa. E fanno strage della famiglia reale, distruggendo ogni cosa. Il popolo elfico è paralizzato. E Tay e Jerle devastati. Prendono una decisione: se non possono portare aiuto ai Nani, possono almeno cercare la Pietra Nera. Allestiscono una spedizione e partono.
La Pietra si trova nel profondo Ovest, ai confini di quelle terre, in mezzo a montagne che toccano il cielo. Una fortezza dimenticata la protegge.
Dopo un lungo viaggio, sempre braccati dagli gnomi e dai Messaggeri del Teschio, riescono a trovarla. Dentro quel mondo antico di millenni, risalente al tempo di Faerie, Tay trova la Pietra. Un giardino immenso è il suo scrigno. La magia dei Druidi, la sua magia delle forze degli elementi gli permette di penetrare quel mondo, di fondersi con esso. Tay si cala in quel labirinto di follia e potere, scende nei meandri più bui della mente diventando un tutt’uno col giardino. La Pietra è lì, in attesa. La prende, esce dal giardino impazzito dal furto, fugge stringendola al petto. E quel mondo, che per millenni era rimasto in piedi grazie alla magia della Pietra, prende a crollare, sgretolandosi, sprofondando dentro se stesso.
I cinque supersiti della spedizione corrono come disperati, nella speranza di uscire vivi. Ma, ad attenderli, ci sono un centinaio di gnomi e due Messaggeri del Teschi. Troppi. Tutti e cinque sanno di non avere scampo. E la via di salvezza conduce solo verso quella direzione.
Bremen era stato chiaro: non usare la Pietra Nera. E Tay aveva promesso.
Ma erano successe tante cose, e lui non era riuscito a prevederle tutte. Può succedere quando grandi poteri si contendono il mondo: chi cercando di dominarlo, chi tentando di salvarlo.
La Pietra era nelle mani giuste, andava solo riportata ad Arborlon. Tay aveva fatto quello che gli era stato chiesto. Aveva dato tutto se stesso, per quella missione. Tutto.
Non dobbiamo mai essere inferiori a quello che siamo, si disse ancora.
Strinse con forza la Pietra. E la usò.












