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Archive for febbraio 2010

Sicuramente molti di voi hanno sentito al TG, o letto su un qualsiasi giornale, che Google è stata accusata dai PM italiani. Voglio dire la mia!

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Sono di parte. Come il blog stesso. E’ un blog dalla parte dei fatti. Dalla parte dei giornalisti che fanno il loro mestiere. Non importa se di destra o di sinistra.  Noi siamo dalla parte dei Fatti. Perché i fatti corrispondono alla verità. E quindi siamo dalla parte di Travaglio. E contro i servi che lo vorrebbero in croce per il volere del gran visir di tutte le anti-libertà. La settimana scorsa ad Annozero Travaglio ha perso le staffe, come forse mai era successo, neanche quando Sgarbi inveiva contro di lui e contro Santoro. Qui vi proponiamo la lettera in cui Travaglio spiega il gesto, che forse ci ha lasciato basiti. Ma ancor più basiti rimaniamo alla fine della lettera scritta a Santoro. Buona Lettura! (altro…)

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Siamo nei giorni del ritorno di Tangentopoli, con contorno di Puttanopoli, o Topopoli che dir si voglia. Nei giorni in cui cominciano nel sangue le Olimpiadi di Vancouver. Nei giorni in cui si cerca di oscurare le trasmissioni politiche durante la campagna elettorale, non si sa mai, potrebbero parlare di politica. Nei giorni di “ripassatine” e “sciacalli”. Insomma, roba all’ordine del giorno in Banana’s Republic.

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a Giulia, buon compleanno

La musica riempie la stanza, vola nell’aria salendo in alto, verso il soffitto, verso il cielo che non si può vedere, ma che c’è, sopra le teste degli uomini. La musica scende giù, veloce, quasi voglia cadere come se non ci fosse nulla sotto di sé, solo il vuoto e non la terra, poi un attimo prima di ammazzarsi sul pavimento si ferma, e fugge di lato, in un corridoio, e lo percorre tutto, poi ne imbocca un altro, e un altro, e un altro ancora, e arriva in un’altra stanza e la riempie, fino al cielo, strisciando sulle pareti, grattandole, sfigurandole con la sua rabbia, col suo dolore. E poi si lascia di nuovo cadere, sfinita, torna indietro, percorre altri corridoi, altre stanze, passando attraverso muri e finestre e porte. E persone. Le attraversa come se non ci fossero, e le persone si mettono a piangere, provano dolore, e si chiedono chi mai sia morto e chi lo piange con tanta sofferenza, con tanta rabbia. Ma la musica non si cura di loro, la musica suona e basta, indifferente agli uomini e alle donne, ai vivi e ai morti, a chi può udirla e a chi non può. La musica suona. E basta. E vive libera, una volta uscita dal suo involucro, dalla scatola che la teneva prigioniera, relegata in cattività nel fondo nero di un abisso che una volta raggiunto non ti lascia andare più via, sei suo ospite, suo prigioniero. La musica vola, libera, e decide di andare dove vuole lei, va e viene, dal cielo all’abisso, dall’abisso al cielo.
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Più passa il tempo e più mi rendo conto di quanto la Repubblica fondata sul Lavoro sia diventata una Repubblica fondata sulla Banana. Come appunto la mia rubrica, Banana Meccanica (è inutile che continuate a cercare il film porno di Maurizia Paradiso, idioti).

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In questi tempi malati c’è ancora qualcosa di bello in tv. Non sto parlando di Ballando con le Stelle (o nelle Stalle, visti i catafarchi che vi partecipano), e neanche del Grande Bordello, pardon Fratello. Non si parla neanche di Mattino (o Pomeriggio, sembre la solita solfa) Cinque, in cui ogni giorno viene crocefissa Vladimir Luxuria, e neanche di In Mezz’ora con la sempre più simpatica Lucia Annunziata, gioviale e allegra. Sto parlando del nuovo programma di informazione in onda tutti i giorni su Rai Uno, il TG1. Diretto da Franco Trentalance, che si spaccia per giornalista.

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Sua madre era stata abbattuta dal cacciatore. Nelle sue narici di cucciolo si conficcò l’odore dell’uomo e della polvere da sparo. Orfano insieme alla sorella, senza un branco vicino, imparò da solo. Sua sorella fu presa dall’aquila un giorno d’inverno e di nuvole. Rimasto solo, crebbe senza freno e senza compagnia. Quando fu pronto andò all’incontro con il primo branco e sfidò il maschio dominante. Vinse. Divenne re in un giorno e in duello. Era novembre. (altro…)

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